Devo dire che è stato proprio duro tornare. Un po’ perché i week end fuori porta sono troppo brevi e il lunedì si fa veramente fatica a rientrare con la zucca al proprio dovere. Un po’ perché quando nel posto che si è scelto si sta bene, la fatica è doppia.
E quindi Cheese era e Cheese a Bra è stato, con deviazioni storico-golose.
E sì perché di solo pane non vive l’uomo, in questo particolare frangente storico (a)culturale, ci siamo sentiti di fare qualche deviazione storica a Dogliani e a Grinzane Cavour, anche per tentare qualche primo esperimento su Giacomo (breve ma intenso). Abbiamo rimandato la Resistenza alla prossima visita.
In Piemonte, senza esagerare, ci si lascia proprio il cuore, sarà per il vino, sarà per il formaggio, sarà per la torta alle nocciole (senza farina eh!), sarà per un esagerato negozietto di scarpe a Dogliani, ma veramente non capisco perché questa sera anziché meditare con un buon Barolo
accompagnato da fritelline e salame nostrano, sto qui a tippettare sul mio mac.
Inspiegabile senso del dovere!
Bon andiamo con ordine giusto per non tralasciare alcun dettaglio. Venerdì con obbligo di tappa in uno di quei orrendi (e per dirlo io...che di shopping mi nutro quotidianamente) Outlet, siamo usciti a Fidenza. L’idea era quella di cogliere uno dei suggerimenti trovati qualche tempo fa sul sito del Cavoletto, da Giovanni a Cortina d’Alseno. Invece visto che parte dei geni ereditati da Giacomo proviene dal ramo (decaduto) dei Verdi e più di qualche qualche parente dimora nel pacifico cimitero di Soragna (PR), ecco che, girata la macchina, in 10 minuti raggiungiamo il centro. Entriamo nell’Osteria del paese (al Voltone) per sbafarci un piattone di tortelli alle erbette, fatti come si comanda. Ottimi come i dolci, un gelato alla crema fatto a manina, la sbrisolona in versione tenera con tantissima vaniglia e udite udite un semifreddo fatto con i tuorli sodi sbattuti con il burro, una robba da lasciare tramortiti.
Così si prosegue attraversando più di qualche provincia e lasciando più di qualche soldo alle Autostrade spa fino al uscire ad Alba (CN). Ha appena smesso di piovere, così, scegliamo di dirigerci subito verso Barolo prima che chiuda l’Enoteca Regionale.
La degustazione (anche con la spiegazione) costa 5 eurini 2 tipi di Barolo (e che altro sennò?) e un Barolo Chinato, noto vino aromatizzato da meditazione. Qui si aprirebbe una parentesi polemica sul concetto di vino da meditazione che è stato un po’ il leitmotiv del week end, ma questo ci scosterebbe dall’obiettivo principe del post...
Barolo ha un piccolo centro circondato - par vero - da ettari di vigneti. C’è anche il simpatico Museo dei Cavatappi e il noto Panificio Artigianale dei F.lli Cravero, che è stata tappa obbligatoria per i rifornimenti croccanti...
Lascita Barolo ci dirigiamo verso sud per raggiungere Cerretto Langhe (circa 20 km da Alba) dove abbiamo scelto di pernottare grazie ad una buona dritta della rivista DOVE. Il B&B si chiama Il Sole e la Luna e merita una segnalazione, innanzitutto per l’ospitalità in secondo luogo perché ogni cosa è stata curata nei minimi dettagli. Questa vecchia struttura, restaurata secondo le tecniche della bio-architettura, era il vecchio Albergo d’Italia. Dalla terrazza solarium (con piccola ma ben curata piscinetta) si può ammirare un bel panorama, mentre per i più terreni la colazione è abbondante e con prodotti del territorio (marmellate e succhio bio, prodotti da forno, salumi e formaggi locali).
Visto che non avevamo ancora preso bene le misure di queste Langhe e visto che il pranzo era stato così frugale, siamo stati dirottati a Lequio Berria, un paesino a circa 5 km da Cerretto L. Il Ristorante/Trattoria/Osteria Ai Bersaglieri è entrato ufficialmente nella top ten. Non solo per i piatti ben preparati e con buone materie prima (do you remember Calandrino Experience?) ma per l’attenzione al vino (non diamolo per scontato con i foresti...) e per qualche complicità gradita verso il piccolo ma stanchissimo Giacomo che di suo è comunque riuscito a spolverare funghi e salsiccia di Bra in un nanosecondo.
Poi Barbera e Barbaresco appesantirono le palpebre di tutti nel nostro comodo letto.
Sabato con sole (cmq a 700 m tutto sto caldo non c’era) e la meta Bra sempre più vicina. Anche se, una giornata intera tra gli stand forse sarebbe stata letale alle coronarie. Quindi saggiamente ci dirigiamo verso Dogliani che ha dato i natali alla madre di uno dei padri della Repubblica, nonché secondo Presidente delle Repubblica, Luigi Einaudi (http://it.wikipedia.org/wiki/Luigi_Einaudi e http://www.poderieinaudi.com/pagine/ita/luigi_einaudi/luigi_einaudi_biografia.lasso). Dogliani è una piacevole cittadina di 5mila anime (e come dicevo prima una bella piazzetta per lo shopping...) ma rimane nota soprattutto per il Dolcetto.
Qui suoniamo letteralmente il campanello ai poderi Luigi Einaudi per acquistare qualche bottiglia. Il Direttore della cantina ci accoglie con cortesia e, visto il piccolo Giacomo, lo intrattiene in una improvvisata visita su e giù per il luoghi della vendemmia (che avrebbero fatto quel pomeriggio stesso), dalla raccolta alla spremitura, alla fermentazione fino a raggiungere l’invecchiamento in botte. Tra sarpe e resti di produzione (seguendo il ben noto principio che dell’uva non si butta via niente, un po’ come il maiale), arriviamo alla magica macchinetta incapsulatrice e etichettatrice: il nuovo mito di Giacomo e speriamo un buon ricordo da portare con sé.
Si prosegue per Bra, a pochi chilometri. Qui la macchina organizzativa dell’evento è frenetica ma tutto sommato efficiente. Lasciata la macchina in un parcheggio saliamo sulla navetta che ci porta fino al centro. E lì proprio davanti ai nostri occhi ecco i primi stand della parte dedicata al mercato. L’evento Cheese è nato per la promozione e la riscoperta dei presidi alimentari. L’intento slow food è quello di dare la sveglia alle masse e riportare l’attenzione verso la costruzione di un’etica degli alimenti facendoci riflettere lungo tutto il percorso che ci porta a cercare, scegliere, acquistare, cucinare e mangiare il cibo.
Quindi anche Cheese rientra in questo progetto e vista la quantità di gente presente e incuriosita, possiamo dedurre che questo messaggio è stato colto e ha colpito nel segno.
La degustazione rimane comunque un miraggio, si assaggia certo, ma un po’ frettolosi (un movimento un po’ troppo fast rispetto alla filosofia dello slow), schiacciati da qualche signora “ma il pezzo che mi ha tagliato ha troppa crosta, poteva farmi meglio” e da qualche fanatico del “brie a tutti i costi” ma solo se con la è (altrimenti come si fa?).
La scelta per la mini scorta per la rigorosa cena a base di formaggi è caduta su:
Robiola di Roccaverano (media stagionatura)
Tomaja (stagionata)
Montébore (150 gg di stagionatura)
un paio di francesi uno a pasta molle l’altro con crosta arancione
Altro non si poteva fare per via del caldo e della folla, ma mi ritengo soddisfatta. Mi rimangono comunque dei buoni indirizzi da sfruttare per le prossime incursioni.